«Amo chiamare questo dare voce al verso, rito sonoro – ha scritto - perché mi pare che la poesia attui la propria energia massima proprio in questa formula, lì dove una voce la modula ed una comunità provvisoria la accoglie in un ascolto teso: allora i simboli parole vengono ricaricati, rinnovati, tirati via dal logorio che li ha depotenziati, e tornano a noi col loro sollievo. Ed è rito sonoro perché anche il silenzio ha una sua parte fondamentale, il silenzio fra le parole, il respiro di chi ascolta, l’ispirazione del dire che tenta di riscrivere al presente, l’ispirazione dell’ascoltare.
Mariangela Gualtieri
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