Striscia al vento nudo sopra il fuoco, il fuoco violento dei prati.Un uccello, isolato, raccoglie sopra un vagone abbandonatoil cielo grande d'ottobre e gli strappa il fianco bianco e gelato,intorno, dopo la notte, ci sono tronchi sporchi di mostoe mille macchine in fila, laggiù, in un deposito nascosto.Apro il giornale e provo a leggere per nascondermi un pocomentre lei parla ad un uomo ed io riconosco il suo suono un poco roco.Chiudo il giornale, la guardo, lei è voltata e non mi vede,i capelli sono biondi e sono tinti; dunque lei alla vita non cede.Vuoi guardarmi? Occhio della mente, occhio della memoria!Una donna è vecchia quando non ha più giovinezza!E ascolto la marea del cuore perché siamo vicini.L'ho ritrovata per caso ma non è più una ragazza.
Vorrei chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiatenon parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore.Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate,sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore.Ci siamo scordati e perduti, ti ritrovo adesso all'improvvisodentro una piccola stazione in un giorno grigio d'ottobre;tu non mi guardi neppure, io solo ho l'inferno nel cuoreperché la vita è una goccia che scava la pietra del viso.Ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solocome il ragazzo che ero non posso più bruciare in un volo.Il treno arriva, si ferma; la mia ombra sale parte scompare.Io ti vedo giovane ancora come in un sogno dileguare.
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