...

"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


giovedì 6 febbraio 2014

Helga Schneider

...quegli anni da un'altra prospettiva. quella di una donna tedesca.
è la prima volta che leggo una scrittrice tedesca, su quei terribili 5 anni di guerra, la seconda guerra mondiale.
per il giorno della memoria le sensibilissime bibliotecarie hanno giustamente esteso l'invito a ricordare...
questo
 l'ho letto in poche ore.
mi ha spinto a tornare in biblioteca il giorno dopo, dove ho preso altri due libri della stessa scrittrice. questo, il primo, Il rogo di Berlino è la sua storia, la sua autobiografia di bambina. Abbandonata a 4 anni insieme a suo fratellino di 20 mesi da sua madre che si arruolò nelle SS, fu affidata prima alla nonna poi alla matrigna. Che la fece ricoverare in un istituto per la cura di malattie mentali...Ma il peggio doveva ancora venire...gli ultimi anni di guerra a Berlino. Beh un libro toccante. Reale. La guerra dalla parte degli altri. Mi ha fatto venir voglia di tornarci a Berlino. Sicuramente lo farò.


In rete ho scoperto che è stata ospite di Fazio : http://www.youtube.com/watch?v=u8LD3PZVudk e che ha un bel sito suo.




Un pensiero di Murgia

"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere le maree di senso in qualche invisibile altrove dell’anima"   

(Michela Murgia)


oh dio, io di notte vedo cose così tremende, ho pensieri così preoccupanti, a volte..per fortuna i fantasmi peggiori tendono a scomparire con la luce del mattino.. come se la luce portasse la realtà in quel lucido istinto notturno.

martedì 4 febbraio 2014

Il pane di ieri - libro

è in un certo senso il frutto del counselling

ma già lo conoscevo. sebbene detesti anche prima di conoscerli i preti ed annessi, per un pregiudizio innato e naturale che ho, per lui sto facendo eccezione...
anche se la faccia di questo uomo non depone affatto a suo favore. una faccia da gran furbo. un carisma che passa attraverso la sua immagine fotografica. una faccia che dice molto di lui.

per ora parla solo di cose molto semplici e belle, nel suo libro. una specie di saggio sulle cose semplici.
poi vedremo.

frutto del counselling perchè inevitabilmente sono uscite fuori tante tematiche concernenti il cibo, la sua preparazione e somministrazione... per una donna italiana è difficile prescindere comunque dal cibo, in qualsiasi momento della vita direi...poi è anche all'origine del rapporto con la madre... insomma un sacco di roba .. nonostante il counselling si limiti alla risoluzione di problematiche molto circoscritte, inevitabilmente ciò di cui siamo fatti filtra lo stesso...

tre ore difilato.. per un gran bel Film

sabato 1 febbraio 2014

Primo febbraio, che viene prima del 2 febbraio



..zzzz

Big Bamboo




Dal 22 gennaio al 30 aprile 2014, nell’ambito della mostra Percorsi nel contemporaneo, è in programma, ogni mercoledì dalle ore 11.00 alle ore 18.00 presso la Sala Cinema del Museo, la proiezione del video documentario (durata 27' 32'', loop) prodotto da h+ durante l’allestimento a MACRO Testaccio dell’installazione site specific Big Bambù. 

La grande opera, realizzata dagli artisti statunitensi Mike e Doug Starn per la sesta edizione di Enel Contemporanea - programma di arte pubblica a cura di Francesco Bonami -, è un intreccio di migliaia di aste di bambù che si sviluppa fino a circa 25 metri di altezza attraverso un metodo tradizionale di incastri e intrecci; un organismo vivente liberamente percorribile dai visitatori.

L'eredità delle pecore - articolo di Michela Murgia

Caro babbo l'eredità delle pecore siamo noi figli


di Michela Murgia

in “La Stampa” del 29 gennaio 2014

L’avresti detto mai, o Babbo, che sarei diventato quello che sono?

Secondo me no, e a vedermi oggi ci sarai anche rimasto male.

Tu avevi già le idee decise per me: farmi studiare tanto, bene e proficuamente, come Gramsci, come

Asproni, come studia la gente ricca, che fa i figli dottori e le figlie professoresse contro l’invidia del

paese e contro il destino rigido dei figli dei pastori. Non importa se gli altri bambini portavano i

pantaloni corti fino a dodici anni.

Tu a me facevi già mettere quelli lunghi dei grandi, di velluto a righe e stretti in fondo, anche se

costavano di più. Mi avevi fatto fotografare con quelli addosso, in piedi vicino alla sedia del salotto,

quella dove in trent’anni si saranno sedute sei persone in tutto.

Io lo so perché mi hai fatto prendere quella fotografia, Babbo: in piedi vicino al fotografo tu mi

vedevi già seduto lì, un impiegato di concetto in pectore, un anticipo di quello che avresti voluto

che diventassi. Tuo figlio, certo. Ma anche uno studiato, uno che si guadagna il pane tenendo il culo

appoggiato a uno scranno. Dottore, avvocato, ragioniere, geometra, comunque signore. Non come

te, con la schiena rotta dalla zappa all’oliveto e in vigna. Non come te, con la pelle rigata dal sole

preso appresso al bestiame al monte.

I tuoi vicini credevano che tu fossi scemo, Babbo. Chi ha un figlio solo non lo manda a scuola,

sennò a seguire il bestiame e il terreno chi ci resta? I vecchi muoiono, ma le pecore restano e

qualcuno di casa per loro deve esserci.

Non sono le pecore l’eredità dei figli, ma i figli l’eredità delle pecore: questa è la regola da sempre e

guai a chi si crede l’eccezione.

Non ho mai capito il perché tu avessi deciso che l’eccezione dovessi essere io.

Non hai mai letto un libro in vita tua, Babbo, e certo non eri un uomo che avesse mai desiderato

essere più di quel che era. Eppure per me hai voluto sognare l’impossibile: libri, banchi, maestri,

diplomi, denaro e titoli, tutto quello che nella tua testa voleva dire rispetto, rispetto vero.

«Le vigne le incendiano, le pecore le rubano, se hai suscitato invidia te le sgarrettano, ma un dottore

è dottore comunque». Questo credevi e questo ho voluto credere anche io davanti ai tuoi occhi

fiduciosi di me. Per anni ce l’ho messa tutta, Babbo. Per anni non ti ho detto mai niente e del resto

che senso avrebbe avuto? Le tue orecchie non mi hanno ascoltato mai. Tu avevi già deciso tutto ed

era un’offerta così ricca, così onerosa, che nessun altro figlio avrebbe rifiutato.

Avessi almeno avuto un fratello a cui scaricare addosso quella tua ansia di vedermi signore! Invece

c’ero solo io, un acrobata senza rete che cammina sul filo dei sogni di un altro. Mamma l’aveva

capito che non volevo studiare, ma lei era l’unica persona al mondo che ti temeva più di me e così

stemmo zitti in due.

Ho studiato, Babbo, proprio come volevi tu.

Mungevi le pecore alle 4 di notte, tosavi aiutato dai figli dei vicini e mentre facevi il formaggio

andavi dicendo che tuo figlio studiava da avvocato; ti prendevano per matto, Babbo, perché è una

ricchezza che non suona quella della conoscenza. Tu per qualche motivo misterioso l’avevi capito,

ma nessuno dei tuoi vicini poteva fare altrettanto, perché è gente che la distanza tra un povero e un

ricco l’ha sempre misurata in pecore. Io invece stavo a Cagliari con la testa china sui libri di diritto

civile e penale, e l’ho fatto per anni, tutti quelli che servivano.

Alla fine sono diventato avvocato davvero, Babbo, e quel giorno avrei voluto dirti che avevi ragione

tu, che studiare serve, ma tu non c’eri più da un anno e mezzo quando io mi sono laureato.

È un peccato, Babbo. La vita a volte ti fa scherzi brutti. Lo pensavo l’altro giorno camminando
verso il monte con il gregge. So che gli altri ridono e pensano: hai visto il figlio di Bissenti, laureato

per finire appresso alle bestie! Non sanno che chi ha imparato a riconoscere il confine silenzioso tra


la giustizia e la legge conosce anche la distanza che c’è tra gli uomini e quello che li determina. Non

hanno scienza né coscienza e la loro vita è già condanna sufficiente per il reato di essere nati.

I figli dei tuoi amici fanno l’unica cosa che gli hanno insegnato i loro padri ed è per questo che

stanno appresso alle pecore.

Io invece faccio l’unica che volevo fare ed è questo, non le pecore, che fa di me un pastore.