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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


martedì 12 luglio 2016

Parole

Copio da un blog di un terapeuta (blog di dtdc) ; perché mi sono piaciute queste parole e queste riflessioni, che ho del resto fatto mie in tante occasioni, anche inconsapevolmente.

"Nel lavoro terapeutico, la "scultura" consiste nel creare un paio d'ali a chi ti sta di fronte. Il fine è quello. Entrare, uscire da una vita, provare compassione, tenerezza, rabbia, rifiutare il tuo interlocutore, per poi sentire che solo tu, in quella fase della vita, puoi cambiare il suo destino. E' un lavoro difficile e bello. E' aprire una finestra chiusa, dice la mia Maestra. E' un tuffo in un mare sporco per recuperare tesori nascosti sott'acqua, aggiungo io: mi piace questa metafora. 
Questo lavoro di scultura possiamo farlo tutti. Tutti possiamo essere terapeuti dell'anima. Noi possiamo cambiare il destino degli altri, anche solo con una parola. Magari ti sembra che si disperda nell'aria, ma ogni parola detta non è mai persa e se ti pare persa, può esserlo per te e non per l'altro. Poi, se la parola origina dal cuore emergerà prima o poi nella vita dell'altra persona, e spesso improvvisamente. Le parole non dette, invece, non hanno un destino, un destino di relazione, intendo. Non dire quella parola, specie se è una parola d'amore, non è forse un atto d'egoismo? Ne parlavo proprio qualche giorno fa con un mio amico. Mi piace pensare alla parola, alle parole, come gocce che scavano e forgiano il materiale grezzo di una relazione nascente. Come se fosse pietra da modellare. Se impermeabilizziamo alle parole la relazione, il non detto spegne l'orizzonte, ci si chiude al cambiamento."

1 commento:

antonypoe ha detto...

ovviamente non sono d'accordo sulla scultura. anche se, altrettanto ovviamente, non è possibile (e neppure vorrei essere quel tipo di scultore-creatore).
naturalmente sono invece favorevole all'espressività. e quindi al simbolismo creatore: a tutte le entrate e a tutte le uscite. ciao