...

"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


martedì 25 febbraio 2014

Il sole

Sono un fascio di luce Sono un grumo di energia Sono un sole splendente Ai miei raggi si scaldano il volto e l anima Viandanti di questo mondo, perduti e sperduti e ritrovati E mi torna il calore che emano Per loro e da loro In uno scambio ininterrotto ed incorrotto

giovedì 20 febbraio 2014

Buddha

L'odio non cessa con l'odio, in nessun tempo. L'odio cessa con l'amore: questa è la legge eterna. Buddha

mercoledì 19 febbraio 2014

E.Brizzi, J.Frusciante

"…insomma a quanto ne so dovrei studiare per strappare un titolo di studio che a sua volta mi permetta di strappare un buon lavoro che a sua volta mi consenta di strappare abbastanza soldi per strappare una qualche cavolo di serenità tutta guerreggiata e ferita e massacrata dagli sforzi inauditi per raggiungerla. Cioè no dei fini ultimi è questa cavolo di serenità martoriata….e allora perché dovrei sacrificare i momenti di serenità che mi vengono incontro spontaneamente lungo la strada ?" (Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo) sì, confesso che ancora non l'avevo letto, sì lo so che non è proprio adatto all'età..ma insomma bisogna pur tentare di tenersi al passo coi tempi, e poi bo è una delle città che più mi attirano, per l'aria che vi si respira, per la cultura eccetera.. a tratti mi sembra di sentire la voce di bergonzoni leggermelo ! bello no?

lunedì 17 febbraio 2014

quando le foto urlano

le foto possono urlare, più che parlare proprio urlare. è il caso delle foto di gordon parks, in mostra a roma a palazzo incontro. è un fotografo nero ma non lo sapevo, non mi preparo mai sulle mostre che vado a vedere, vado per istinto, e quasi sempre mi guida bene.. le foto urlano e bisogna guardarle soltanto. soltanto guardandole si vede e si capisce tutto, di anni e situazioni lontane. ci si rivedono tante scene di films visti, che probabilmente si sono costruiti proprio attraverso le testimonianze di queste foto, di questi fotografi. quando si dice una persona che si è battuta per gli altri, per far progredire l'umanità sulla strada della conoscenza, sebbene la conoscenza a volte non sia sufficiente per migliorare le persone, perché l'unico dio che conta ed impera è il dio denaro, ebbene gordon parks è una di queste persone pregevoli.

I segreti di Osage County

In una casa nelle campagne dell'Oklahoma l'anziano poeta Beverly descrive alla neoassunta Johnna la situazione familiare: lui è un forte bevitore ma questo suo vizio è tollerato dalla moglie Violet che fa un uso smodato di pillole. Un evento inatteso farà sì che Violet, ammalata di cancro alla lingua, debba rincontrare tutte insieme le proprie figlie con i loro compagni. Non sarà una pacifica riunione di famiglia....I segreti di Osage County ruota attorno al complesso personaggio di Violet che solo un'attrice come Meryl Streep poteva accettare di interpretare sullo schermo. Violet ha una personalità magmatica che è arduo tentare di definire. Da vittima può trasformarsi in carnefice con un battito di ciglia, da donna tenera e arguta può divenire la più verbalmente violenta commensale ad un pranzo di famiglia. A farle, anche suo malgrado, da specchio è la figlia Barbara, una Julia Roberts tesa come una corda di violino sul punto di spezzarsi. I colpi di scena non mancano e continueranno a proporsi fin quasi alla fine del film ma non c'è nulla di teatrale (nell'accezione negativa del termine) in essi. C'è la minuziosa ma mai didascalica descrizione di persone a cui il destino o le scelte di vita hanno conferito il ruolo di parenti." (Mymovies)

A proposito di...

"C'era una volta la capitale indiscussa del folk, quel Greenwich Village a partire dal quale Bob Dylan avrebbe cambiato la storia della musica. Ma questa storia comincia prima, quando la musica folk è ancora inconsapevolmente alla vigilia del boom e i ragazzi che la suonano provengono dai sobborghi operai di New York e sono in cerca di una vita diversa dalla mera esistenza che hanno condotto i loro padri. Llewyn Davis è uno di questi, un musicista di talento, che dorme sul divano di chi capita, non riesce a guadagnare un soldo e sembra perseguitato da una sfortuna sfacciata, della quale è in buona parte responsabile. Anima malinconica e caratteraccio piuttosto rude, Llewyn è rimasto solo, dopo che l'altra metà del suo duo ha gettato la spugna nel più drastico dei modi, e ha una relazione conflittuale con il successo, condita di ebraici sensi di colpa, purismo artistico e tendenze autodistruttive Per quanto il lavoro di rievocazione storica dell'ambiente musicale e degli ambienti in generale (è il 1961, l'anno di Colazione da Tiffany, qui omaggiato dalle finestre che si aprono sulle scale antincendio e da un gatto senza nome, destinato a riuscire nell'impresa giusto per far sentire Llewyn ancora più perdente) sia uno dei protagonisti indiscussi del film, è in un una scena molto diversa che si nasconde il suo cuore. Su un palco in penombra, senza appigli che non siano una sedia e una chitarra, e ad un certo punto più nemmeno quest'ultima, Llewyn canta la sua struggente ballata per il produttore. È un momento di emozione pura, al termine del quale, il potente interlocutore guarda il protagonista e sentenzia: non si fanno soldi con quella roba. E in questa chiusa comica e micidiale, i Coen dicono tutto, dell'arte e dell'industria, forse anche del loro stesso film, con la consueta ironia e il consueto cinismo." (Mymovies)

domenica 16 febbraio 2014

A lady in Paris

Anne Rand ha divorziato da un marito ubriacone e vive in Estonia con una madre malata. La morte improvvisa del genitore la convince ad accettare un’offerta di lavoro a Parigi, dove dovrà prendersi cura di un’anziana signora. Convinta a partire dall’entusiasmo della figlia, Anne precipita in un mondo profondamente diverso dal suo, di cui prende le misure passeggiando ogni notte sola e scompagnata. L’incontro con Frida, fiera parigina ostinata a dimenticare le sue origini estoniane, non è dei migliori ma a convincerla a restare è Stéphane, gestore di una brasserie e amante della donna molti anni prima. La convivenza e la reciproca curiosità invitano presto al dialogo e alla comprensione. Tra un tè caldo e un croissant di pasticceria, Anne e Frida troveranno un sentimento amicale, che le spingerà a fare il punto della loro vita e a riprendere la vita. Ispirato dalla biografia materna e dalla passione per la capitale francese, Ilmar Raag alimenta la mythologie parigina, fiamma forte e viva nel buio della sala. Dichiarazione d’amore a Parigi e al cinema francese, da cui riprende l’idea della triangolazione come struttura relazionale che lega i percorsi affettivi e sentimentali dei protagonisti, A Lady in Paris è una storia di incontri, di sguardi, di impasse.

giovedì 13 febbraio 2014

blogger non mi fa postare le foto !!

...volevo giusto postare un'immagine di "a gattamorta romana" con due versi suoi : "L'uomo più noioso è quello vanitoso" proprio in occasione del santo di domani e quanto mai appropriata visti gli ultimi sviluppi. 'a gattamorta romana è una poetessa di strada, street poetry dei poeti der trullo (http://solferino28.corriere.it/2013/11/30/roma-e-metroromantica-i-poeti-del-trullo-di-roma/) beh vi accontenterete della poesia e niente immagini. per ora va così, blogger non funziona bene.

mercoledì 12 febbraio 2014

Ritorno a casa - Harold Pinter al Palladium

"Sin da quando ho visto la prima londinese, quasi 50 anni fa, ho desiderato mettere in scena Il ritorno a casa. È forse il lavoro più cupo di Pinter, che tratta dei profondi pericoli insiti nelle relazioni umane e soprattutto nel rapporto precario tra i sessi. La giungla nella quale si combatte è, naturalmente, la famiglia. I comportamenti formali, più o meno stabili si tramutano in aggressività fatale e violenza sessuale quando uno dei fratelli con la sua nuova moglie ritorna dall’America. Tutte le ossessioni sessuali maschili in questa famiglia di serpenti si proiettano sull’unica donna presente. Nelle fantasie degli uomini, e nel loro comportamento, viene trasformata in puttana e non le rimane che la possibilità della vendetta, assumendo quel ruolo e soddisfacendo la loro bramosia più del previsto. Come sempre nei finali di Pinter tutto rimane aperto. L’immagine finale mostra la donna imponente, con gli uomini frignanti e anelanti ai suoi piedi e nessuno sulla scena e nell’uditorio saprà quello che può accadere."

martedì 11 febbraio 2014

alda

fondamentale

"…chi mangia il pane con un altro non condivide solo lo sfamarsi, ma inizia con il condividere la fame, il desiderio di mangiare, che è anche il primo impulso dell’essere umano verso la felicità. Noi uomini abbiamo fame siamo esseri di desiderio e il pane esprime la possibilità di trovare vita e felicità: da bambini mendichiamo il pane, divenuti adulti ce lo guadagniamo con il lavoro quotidiano, vivendo con gli altri siamo chiamati a condividerlo. E in tutto questo impariamo che la nostra fame non è solo di pane ma anche di parole che escono dalla bocca dell’altro: abbiamo bisogno che il pane venga da noi spezzato ed offerto a un altro, che un altro ci offra a sua volta il pane, che insieme possiamo consumarlo e gioire, abbiamo soprattutto bisogno che un altro ci dica che vuole che noi viviamo, che vuole non la nostra morte ma, al contrario, salvarci dalla morte."

sabato 8 febbraio 2014

La piuma e il cuore

Il maestro di yoga Mauro, nella yurta di Saba, nel percorso di scoperta del chakra del cuore, ci ha raccontato questo geroglifico:

Con  il termine psicostasia si suole indicare la cerimonia cui, secondo il Libro dei morti dell'antica religione egiziana, veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all'aldilà. Più usualmente, la psicostasia è nota come "pesatura del cuore", o "dell'anima".La rappresentazione più famosa di psicostasia è quella che si può ammirare nella tomba del nobile Hennefer, Sovrintendente del bestiame dei possedimenti per il culto funerario di Sethy I. In questa rappresentazione, l'episodio viene "narrato" quasi come si trattasse di una sorta di film in cui la sequenza delle immagini è, però, contestuale giacché ogni singola fase è ugualmente rappresentata in un unico dipinto.

Nella fascia alta, il defunto implora 14 dei-giudici, 7 dei quali recano l'Ankh, il segno della vita; nella fascia bassa, da sinistra verso destra, Hennefer è condotto per mano da Anubi, dio dell'imbalsamazione, verso una bilancia. In una sorta di secondo fotogramma di uno stesso episodio, l'immagine seguente rappresenta Anubi che su un piatto della bilancia ha posto il cuore del defunto, rappresentato dal geroglifico corrispondente ad un vaso (talvolta tale simbolo viene sostituito dalla intera figura del defunto), mentre sull'altro piatto si trova la "piuma", ovvero la Dea Maat, la verità, la giustizia (anche in questo caso, talvolta il simbolo viene sostituito dalla raffigurazione della dea Maat).

Il Dio della saggezza, Thot, prende nota dell'esito della pesatura: se, infatti, il cuore -come "registratore" di tutte le azioni, buone o malvagie, compiute durante la vita- bilancerà la piuma, allora il defunto sarà dichiarato "giusto", o "giustificato", ed ammesso al regno dei morti. In caso contrario, il cuore verrà dato in pasto a Ammit, "colei che ingoia il defunto", rappresentata da un mostro composito ai piedi della bilancia, che somma in se gli animali più pericolosi dell'egitto: il coccodrillo, il leone e l'ippopotamo.
Il penultimo "fotogramma" raffigura Horo che presenta Hennefer, ormai "giustificato", ad Osiride che si trova in trono, all'estrema destra del dipinto, sotto un baldacchino."



In una delle visualizzazioni guidate ho visto il mio cuore come rivestito d'oro, prezioso...e come un organo reale perfettamente funzionante e pulito.
Ma di avere un cuore d'oro lo sapevo già... alla pesatura però come andrà ??


giovedì 6 febbraio 2014

Helga Schneider

...quegli anni da un'altra prospettiva. quella di una donna tedesca.
è la prima volta che leggo una scrittrice tedesca, su quei terribili 5 anni di guerra, la seconda guerra mondiale.
per il giorno della memoria le sensibilissime bibliotecarie hanno giustamente esteso l'invito a ricordare...
questo
 l'ho letto in poche ore.
mi ha spinto a tornare in biblioteca il giorno dopo, dove ho preso altri due libri della stessa scrittrice. questo, il primo, Il rogo di Berlino è la sua storia, la sua autobiografia di bambina. Abbandonata a 4 anni insieme a suo fratellino di 20 mesi da sua madre che si arruolò nelle SS, fu affidata prima alla nonna poi alla matrigna. Che la fece ricoverare in un istituto per la cura di malattie mentali...Ma il peggio doveva ancora venire...gli ultimi anni di guerra a Berlino. Beh un libro toccante. Reale. La guerra dalla parte degli altri. Mi ha fatto venir voglia di tornarci a Berlino. Sicuramente lo farò.


In rete ho scoperto che è stata ospite di Fazio : http://www.youtube.com/watch?v=u8LD3PZVudk e che ha un bel sito suo.




Un pensiero di Murgia

"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere le maree di senso in qualche invisibile altrove dell’anima"   

(Michela Murgia)


oh dio, io di notte vedo cose così tremende, ho pensieri così preoccupanti, a volte..per fortuna i fantasmi peggiori tendono a scomparire con la luce del mattino.. come se la luce portasse la realtà in quel lucido istinto notturno.

martedì 4 febbraio 2014

Il pane di ieri - libro

è in un certo senso il frutto del counselling

ma già lo conoscevo. sebbene detesti anche prima di conoscerli i preti ed annessi, per un pregiudizio innato e naturale che ho, per lui sto facendo eccezione...
anche se la faccia di questo uomo non depone affatto a suo favore. una faccia da gran furbo. un carisma che passa attraverso la sua immagine fotografica. una faccia che dice molto di lui.

per ora parla solo di cose molto semplici e belle, nel suo libro. una specie di saggio sulle cose semplici.
poi vedremo.

frutto del counselling perchè inevitabilmente sono uscite fuori tante tematiche concernenti il cibo, la sua preparazione e somministrazione... per una donna italiana è difficile prescindere comunque dal cibo, in qualsiasi momento della vita direi...poi è anche all'origine del rapporto con la madre... insomma un sacco di roba .. nonostante il counselling si limiti alla risoluzione di problematiche molto circoscritte, inevitabilmente ciò di cui siamo fatti filtra lo stesso...

tre ore difilato.. per un gran bel Film

sabato 1 febbraio 2014

Primo febbraio, che viene prima del 2 febbraio



..zzzz

Big Bamboo




Dal 22 gennaio al 30 aprile 2014, nell’ambito della mostra Percorsi nel contemporaneo, è in programma, ogni mercoledì dalle ore 11.00 alle ore 18.00 presso la Sala Cinema del Museo, la proiezione del video documentario (durata 27' 32'', loop) prodotto da h+ durante l’allestimento a MACRO Testaccio dell’installazione site specific Big Bambù. 

La grande opera, realizzata dagli artisti statunitensi Mike e Doug Starn per la sesta edizione di Enel Contemporanea - programma di arte pubblica a cura di Francesco Bonami -, è un intreccio di migliaia di aste di bambù che si sviluppa fino a circa 25 metri di altezza attraverso un metodo tradizionale di incastri e intrecci; un organismo vivente liberamente percorribile dai visitatori.

L'eredità delle pecore - articolo di Michela Murgia

Caro babbo l'eredità delle pecore siamo noi figli


di Michela Murgia

in “La Stampa” del 29 gennaio 2014

L’avresti detto mai, o Babbo, che sarei diventato quello che sono?

Secondo me no, e a vedermi oggi ci sarai anche rimasto male.

Tu avevi già le idee decise per me: farmi studiare tanto, bene e proficuamente, come Gramsci, come

Asproni, come studia la gente ricca, che fa i figli dottori e le figlie professoresse contro l’invidia del

paese e contro il destino rigido dei figli dei pastori. Non importa se gli altri bambini portavano i

pantaloni corti fino a dodici anni.

Tu a me facevi già mettere quelli lunghi dei grandi, di velluto a righe e stretti in fondo, anche se

costavano di più. Mi avevi fatto fotografare con quelli addosso, in piedi vicino alla sedia del salotto,

quella dove in trent’anni si saranno sedute sei persone in tutto.

Io lo so perché mi hai fatto prendere quella fotografia, Babbo: in piedi vicino al fotografo tu mi

vedevi già seduto lì, un impiegato di concetto in pectore, un anticipo di quello che avresti voluto

che diventassi. Tuo figlio, certo. Ma anche uno studiato, uno che si guadagna il pane tenendo il culo

appoggiato a uno scranno. Dottore, avvocato, ragioniere, geometra, comunque signore. Non come

te, con la schiena rotta dalla zappa all’oliveto e in vigna. Non come te, con la pelle rigata dal sole

preso appresso al bestiame al monte.

I tuoi vicini credevano che tu fossi scemo, Babbo. Chi ha un figlio solo non lo manda a scuola,

sennò a seguire il bestiame e il terreno chi ci resta? I vecchi muoiono, ma le pecore restano e

qualcuno di casa per loro deve esserci.

Non sono le pecore l’eredità dei figli, ma i figli l’eredità delle pecore: questa è la regola da sempre e

guai a chi si crede l’eccezione.

Non ho mai capito il perché tu avessi deciso che l’eccezione dovessi essere io.

Non hai mai letto un libro in vita tua, Babbo, e certo non eri un uomo che avesse mai desiderato

essere più di quel che era. Eppure per me hai voluto sognare l’impossibile: libri, banchi, maestri,

diplomi, denaro e titoli, tutto quello che nella tua testa voleva dire rispetto, rispetto vero.

«Le vigne le incendiano, le pecore le rubano, se hai suscitato invidia te le sgarrettano, ma un dottore

è dottore comunque». Questo credevi e questo ho voluto credere anche io davanti ai tuoi occhi

fiduciosi di me. Per anni ce l’ho messa tutta, Babbo. Per anni non ti ho detto mai niente e del resto

che senso avrebbe avuto? Le tue orecchie non mi hanno ascoltato mai. Tu avevi già deciso tutto ed

era un’offerta così ricca, così onerosa, che nessun altro figlio avrebbe rifiutato.

Avessi almeno avuto un fratello a cui scaricare addosso quella tua ansia di vedermi signore! Invece

c’ero solo io, un acrobata senza rete che cammina sul filo dei sogni di un altro. Mamma l’aveva

capito che non volevo studiare, ma lei era l’unica persona al mondo che ti temeva più di me e così

stemmo zitti in due.

Ho studiato, Babbo, proprio come volevi tu.

Mungevi le pecore alle 4 di notte, tosavi aiutato dai figli dei vicini e mentre facevi il formaggio

andavi dicendo che tuo figlio studiava da avvocato; ti prendevano per matto, Babbo, perché è una

ricchezza che non suona quella della conoscenza. Tu per qualche motivo misterioso l’avevi capito,

ma nessuno dei tuoi vicini poteva fare altrettanto, perché è gente che la distanza tra un povero e un

ricco l’ha sempre misurata in pecore. Io invece stavo a Cagliari con la testa china sui libri di diritto

civile e penale, e l’ho fatto per anni, tutti quelli che servivano.

Alla fine sono diventato avvocato davvero, Babbo, e quel giorno avrei voluto dirti che avevi ragione

tu, che studiare serve, ma tu non c’eri più da un anno e mezzo quando io mi sono laureato.

È un peccato, Babbo. La vita a volte ti fa scherzi brutti. Lo pensavo l’altro giorno camminando
verso il monte con il gregge. So che gli altri ridono e pensano: hai visto il figlio di Bissenti, laureato

per finire appresso alle bestie! Non sanno che chi ha imparato a riconoscere il confine silenzioso tra


la giustizia e la legge conosce anche la distanza che c’è tra gli uomini e quello che li determina. Non

hanno scienza né coscienza e la loro vita è già condanna sufficiente per il reato di essere nati.

I figli dei tuoi amici fanno l’unica cosa che gli hanno insegnato i loro padri ed è per questo che

stanno appresso alle pecore.

Io invece faccio l’unica che volevo fare ed è questo, non le pecore, che fa di me un pastore.