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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


lunedì 27 maggio 2013

grande bellezza



solo due parole, non scrivo di cinema per fare recensioni, c'è già tanta gente che lo fa, ed io non leggo mai le altrui.
la grande bellezza è quella della mia città. potrei consigliare questo film solo per gli scorci grandiosi, e immaginifici nello stesso tempo, irreali e surreali e realistici di questa città internazionale e provinciale, che fanno da grandioso sfondo a tutto il film. una città che, per dirla con le parole del principale protagonista, ti fagocita, ti surclassa ti circonda ti fa dimenticare tutto, anche te stesso.

uno scrittore che presto dimentica la sua professione, i suoi ideali, circondato e mollemente, molto mollemente adagiato negli agi e mollezze di una società che non ha niente da fare, neanche lavorare...

il tramonto decadente di una società all'ultimo stadio del declino? un impero romano alle ultime battute ?

beh ne riparliamo quando lo vedrete.

intanto per la prima mezzora sono rimasta incantata, letteralmente incantata. splendide riprese...a bocca aperta per chi ama il cinema. poi a posteriori lo giudicherei anche felliniano...

c'è tanto da dire di questo film. ma voglio solo dare lo spunto per discussioni. a riparlarne ...

4 commenti:

dtdc ha detto...

una Roma fredda, monumentale, morta.
un gruppo di deficienti morti anche loro, dentro.
un protagonista assolutamente lontano da se stesso, fino alla fine. Spettatore fino alla fine.
due personaggi che si salvano, una muore, l'altro fugge.
un film per immagini che lascia aperta la possibilità di mille interpretazioni.
riprese eleganti e d'effetto, ispirazioni palesi e buttate lì senza affetto, lungaggini, finti colpi di scena, banalità.
Rimane Roma, non sullo sfondo, protagonista con la sua grande bellezza, marmorea, turpe palcoscenico suo malgrado, una Roma svuotata di significati, dove l'amore non c'è.
Un film in cui la romanità non esiste. Irrispettoso, in un certo senso, nei confronti di ciò che questa città può dare e ha dato a tutti quelli che l'hanno anche solamente sfiorata, ovvero la speranza e la possibilità di incontrare se stessi attraverso la diversità degli altri.

Film "tecnico" per addetti ai lavori,freddo, asettico, che non ricorderò, una pellicola senza racconto, senza sviluppo, senz'anima.

Forse le uniche, profonde emozioni me le ha offerte il Tevere, alla fine, giusto nei titoli di coda.

Questo è il mio feedback.
ciao cara

nellabrezza ha detto...

sono morti anche perchè sono oltre i 60 caro dtdc... non hanno più nulla da conquistare. semmai l'abbiano mai avuto... una civiltà morta. socialmente morta.
persone distantissime dalla gente comune, la gente come noi.
ma c'è questa gente, magari non la incontriamo nei nostri percorsi quotidiani, ma esiste eccome !!
e la splendente imperitura bellezza architettonica sopravvive a tutti ed a tutto...incurante di noi, magnifica ed imperante...

nellabrezza ha detto...

grazie del commento. è un piacere raro trovare commentatori interessanti come te...

Francesco Vossilla ha detto...

Ho trovato il film molto preciso: il grottesco fa parte della nostra estetica, anzi siamo tutti grotteschi in qualche modo.
Non si risolve nulla, non si propone nulla, ma almeno tutto sta insieme in una roma fin troppo italiana...