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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


domenica 10 febbraio 2013

bene dell'anima


appena alzata impasto ed inforno il pane.

era a lievitare da ieri sera.

con la pasta madre, donata da marta, ci sono tempi molto lunghi.

quasi rituali. come è rituale l'attenzione con cui la si maneggia,

con cui la si scambia, donandola.

gesti antichi.

questo pane lo vorrei consacrare. 

il senso del sacro non lo si può confinare e ridurre dentro ad una religione.

il senso del sacro è dentro di noi a prescindere da qualsiasi fede.


quindi questo pane lo consacro al mio bene. 

un bene dell'anima. dell'anima e del corpo,

una combinazione armonica rara, meravigliosa.


anche se lui è troppo piccolo, e davanti a questo amore si perde.


buona domenica

18 commenti:

Lucia ha detto...

Che bello Ele!!!!!

nellabrezza ha detto...

buongiorno bella lucia ! ma la foto l'ho presa da internet eh!? il mio deve essere sfornato dopo aver finito la seconda lievitazione, fra tre ore !!!

Blue ha detto...

Dici bene.
Gesti antichi.
Che sarebbe bene recuperare, così come la sacralità di certe abitudini e tradizioni.

Buonadomenica :)

Soffio ha detto...

efficace l'accostamento tra pane e sacro

Renata_ontanoverde ha detto...

Il pane che rappresenta la vità è sacro.
Il sacro esiste in tutta la vita, non è unico appannaggio della religione.
Quello che consacra oggetti ed atti è l'uomo, che con la preghiera si fa canale dello Spirito Divino o Superiore, come credi.

fracatz ha detto...

assieme al pane ricordati sempre di consacrare anche un bicchier di vino, come da sempre facciamo noi qui in convento, anche il vino deve essere fatto rigorosamente in casa senza aggiunta di solfiti e conservanti
pace e bene

nellabrezza ha detto...

padre fracatz (da velletri?) ero stata presa da un furore mistico, che vuoi farci ??

...la sera però ho recuperato eh eh! birra rossa al ConTestaccio !

nellabrezza ha detto...

sarà la cura eccessiva con cui san Casto mi tiene d'occhio, che mi rende così mistica...

Old man ha detto...

complimenti, il pane sembra molto bello e favenir voglia di assaggiarlo :-)

nellabrezza ha detto...

ah ah, sì ! lo so...

pyperita ha detto...

Mi piace questo approccio così originale del post.

nellabrezza ha detto...

ma è tutto vero eh?!
mi sentivo proprio così...in quella splendida luce del sole, dopo aver pensato ad un amore lontano devo aver raggiunto uno stato di sublimazione.. ed ho fatto il pane davvero, l'avevo preparato il giorn prima... e mi sentivo proprio così mistica ehh?!

voglio dire che non è stato studiato a tavolino...

Anonimo ha detto...

Il pane mia cara, comincia dalla farina, una buona farina fa un buon pane. questa dovrebbe essere macinata a freddo, cioè non scaldata come nei moderni mulini. ricordo mia nonna, lei si sceglieva il grano perfino, lo prendeva e lo passava sapientemente frà le dita osservandolo attentamente. Poi lo portava al mulino.Il mulino del paese funzionava ad acqua ed era una meraviglia vedere mia nonna che osservava attenta cadere la sua farina. Non era una farina bianca come siamo abituati oggi a vedere, era piuttosto scura, perche era integrale.Una volta a casa la preparava per il pane. Con un grosso setaccio separava il grosso della crusca(che non altro è che il rivestimento del chicco di grano)facendo cadere la farina dentro una grossa madia.Preparava sempre il pane lei e lo faceva ogni quindici giorni.In un angolo della madia nascosto in un panno bianco custodiva il lievito madre lasciato la volta prima.
Prendeva questa palletta giallastra gelosamente, la copriva con un po di farina la bagnava con un po d'acqua tiepida, rimestava tutto con le dita a formare una palla piu grande, vi tracciava sopra con l'indice destro il segno della croce e richiudeva il coperchio della madia.
Il giorno successivo di prima mattina, mia nonna preparava l'ammasso. Versava l'acqua fumante sopra la farina e la palla del lievito madre. Le forti braccia nude della nonna con forza affondavano nell'ammasso vischioso, mestavano e rimestavano con energia in sapienti giri e finalmente tutto si amalgamava in una bella massa morbida e liscia.
Ricadeva il coperchio della madia in modo che l'impasto facesse la prima lievitatura.
Intanto il fuoco nel forno ardeva. lei lo controllava con sapienza e se occorreva ordinava di aggiungere o togliere legna in modo che rimanesse sempre pronto.
Giunto a lievitazione la massa lievitata veniva appagnottata.
Le sue mani infarinate staccavano dalla massa gonfia un blocco dopo l'altro e lo trasformavano in grosse pagnotte rotonde, che attentamente poneva sulla tavola dove era steso un telo bianco.
Poneva quei pagnottoni sopra il telo ed ogni volta con gesto deciso veniva via via allungato a ricoprire , separando le grosse pagnotte.
Copriva poi il tutto con uno o più panni a seconda di come era caldo l'ambiente. e di volta in volta le scopriva se il caldo era eccessivo.
Durante la fase della lievitatura poi controllava sempre pane e forno, fin quando decideva che tutto era pronto.
Le pagnote infatti dovevano crescere (lievitare)al punto giusto altrimenti si aflosciavano.
L'arte della nonna era appunto il non farle afflosciare e tenere il forno pronto alla cottura non appena la lievitazione era pronta.
Infornava in fretta ed in fretta chiudeva il forno sigillando i bordi dello sportello con la cenere.
Di li a poco l'odore del pane invadeva tutta la stanza.
Ricordo l'odore di quel pane caldo che mia nonna orgogliosamente ci dava.
Pane e olio, pane e pecorino, pane e cipolla, pane e noci, pane e pomodoro e la ricordo mentre saliva le scale del casale con sulla testa la tavola con le grosse pagnotte ancora calde.
Scusate se mi sono cosi lungamente dilungato ma vi ho voluto raccontare questa cosa anche per ricordare questa mia dolce adorata nonna.
Un saluto

nellabrezza ha detto...

non scusarti di un racconto così bello, di un ricordo così bello, di emozioni così belle che ci hai donato scrivendone. qui proprio qui.

anonimo caro.

nellabrezza ha detto...

è sempre un dono, un grande dono, fare il pane. ci vuole amore. per donarlo a chi si ama..

fracatz ha detto...

un caro saluto anche da parte mia all'anonimo per avermi ricordato mia nonna, lei lo faceva ogni settimana, ma in casa giravano sempre dieci persone.
Più tardi anch'io volli provarci e lo feci in vari tentativi, ma col forno a gas od elettrico non c'è mai stato successo.
Ah, la madia di mia nonna la trasformai nella cuccia del mio cane, ma ero un giovincello

nellabrezza ha detto...

Quelle madie lì quando si trovavano al mercato antiquario, antiquariato minore, rigatteria, costavano anche una fortuna... che sciocco sei stato.
Ma io non ho forno a legna a casa, non dipende dal forno. Applicati di più frac !! ;-))

Ele ha detto...

Se posso ne sforno una pagnottina anch'io domani o sabato.Il lievito madre richiede sempre una doppia lievitazione.Una fatica..ma a me piace mettere le mani in pasta(perchè impasto a mano,rigorosamente). E una soddisfazione mangiarlo caldo caldo:-)Ah..la mia piccola creaturina...:-)