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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


mercoledì 17 ottobre 2012

Atarassia e apatia

"Affine per certi versi al concetto di Apatia stoica, se ne distingue per la cornice filosofica in cui si inquadra: l'imperturbabilità stoica era il risultato della consapevolezza, da parte del saggio, della provvidenzialità e razionalità di ogni evento, da cui era persuaso a trascurare la contingenza del dolore e delle passioni (amor fati); l'epicureo si muove in un orizzonte materialista e meccanicista, che vede nella sensibilità e nel desiderio la fonte di ogni dolore. L'ideale dell'atarassia è quindi concepito sulla base dell'osservazione della natura umana: se ogni desiderio, in quanto tensione verso ciò che manca, è dolore, allora non sarà il piacere associato al soddisfacimento del desiderio a procurare quella felicità perfetta, immutabile, capace di allontanare le angosce profonde dell'animo umano, come la paura degli dei e della morte. Secondo Epicuro questa felicità può essere garantita solo dal piacere stabile (catastematico), che non deriva da un desiderio soddisfatto (piacere in movimento) ma da un dolore risparmiato - dunque, da un desiderio non seguito ("il culmine del piacere è la pura e semplice distruzione del dolore").
È dunque il distacco dell'animo da qualunque coinvolgimento troppo intenso e vincolante (l'atarassia, appunto) il segreto della felicità.
L'atarassia può essere conquistata raggiungendo quella consapevolezza sulla realtà materiale del mondo insegnata dalla fisica epicurea, che oltre a liberare dalla paura degli dei e della morte stimola a seguire una vita appartata, tranquilla, dedita all'amicizia e alla filosofia, all'insegna sì dei piaceri ma anche di una "dieta esistenziale" che sappia distinguere quei bisogni e desideri naturali e necessari alla vita da quelli che sono solo fonte di passioni e turbamenti dell'animo, e dunque di dolore”" (da wikipedia)

Sì il quadro corrisponde benissimo... ma allora come si spiegano le emozioni, le poesie, il pianto, il piacere, il dis-piacere delle proteste urlate, l'esasperata sensibilità alle critiche, alle constatazioni fino ad impormi il silenzio assoluto, l’esasperazione-disperazione conclamata, e le ribadite richieste di prendere soltanto io la decisione, di avere il coraggio soltanto io di prendermi la responsabilità, di finire e/o di andare avanti ?

19 commenti:

antonypoe ha detto...

c'è una concettualizzazione ed astrazione nell'interpretazione in generale. e l'ho fortemente riscontrata anche con riferimento all'epicureismo. molto spesso travisato e forzato nel suo spirito fondamentale e vivo, che non si sottrae ai piaceri ininterrotti e al fluire della vita nelle sue molteplici forme

nellabrezza ha detto...

ma una rispostina più semplice no eh?
tutta questa astrattezza mi sa di estraneità alla vita, chissà perchè??

nellabrezza ha detto...

...queste filosofie poi, se e quando applicate alla vita vera, si spiegano anche, ai nostri giorni, tramite altre discipline, penso. tramite la psicologia per esempio...

keiko ha detto...

Cavolo, che paroloni!!!
Se ho ben capito, il segreto della felicità consiste nel non essere mai troppo coinvolti. Apatici?
Allora somiglia molto al mio pensiero terra terra che per essere appena soddisfatti bisogna non pensare troppo.
Invece io penso,urlo,piango e mi isolo in me stessa.Poi mi rimbocco le maniche e vado avanti.
Eh no.... non capisco proprio niente di filosofia!
Un abbraccio:)))

antonypoe ha detto...

non è semplice comprendere. io l'estraneità non la ritrovo in certe considerazioni ed atteggiamenti. anzi direi esattamente il contrario. ma libera di pensarlo. ciao

nellabrezza ha detto...

Io questa filosofia l'ho applicata quando avevo veramente delle finanze ridotte..Una "decrescita felice" anti-litteram. Ed ha funzionato in effetti. Mi ha temprato contro ogni ristretteza. Le ristrettezze corazzano contro ogni crisi. Però non applicherei questa filosofia della "deprivazione" alla vita emotiva, sentimentale ed affettiva. Mai.
Pensare poco? Beh c'è tanta gente che lo fa normalmente...però a me queste persone non mi interessano affatto. E qui nei blogs invece abbonda di persone che pensano...anche troppo, cara Keiko...

nellabrezza ha detto...

ma prima di riflettere che invece c'erano anche i sentimenti, e la partecipazione e la commozione e la grande sensibilità, e forse una paura immensa, ho pianto. al pensiero di come una persona affetta da atarassia si relazioni con gli altri, con chi non lo sa che è atarassica...cioè ho pianto nell'immaginarmi cotanto rifiuto di vivere i doni che possiamo ricevere, che riceviamo, nell'intento di non soffrire quando non li abbiamo più. eh ...che ci posso fare se mi commuovo ??

Renata_ontanoverde ha detto...

Il non agire come salvezza da ulteriori dolori; evitare i cambiamenti anche se siamo infelici per non incorrere in fallimenti, ma anche in successi, perché il gusto del successo crea poi delusione quando non si riesce a progredire!

Una bella dicotomia !

Ma d'altra parte a noi donne spetta un'azione passiva di resistenza oppure di cogliere il momento opporturno per l'azione quando la vita ci porta l'opportunità da raccogliere!

dtdc ha detto...

io non tollero la dieta alimentare, figurati quella esistenziale.
Ma stiamo scherzando?
le emozioni, i dubbi, le esaltazioni, le gioie e i dolori sono vita. Chi cerca di non viverli, aspirando alla pace dei sensi è morto dentro o, purtroppo, è un ebefrenico.

Abbraccio

Sara ha detto...

Attenta! non sempre scrive lui! c'è anche il gemello-a :))
Sorridi Ele, senza soffrire troppo!
buona notte!

nellabrezza ha detto...

Ma Sara che dici ? il gemello-gemella di chi ?
Non posso non sorridere !
Buona notte !

antonypoe ha detto...

si può piangere e anch'io piango. l'importante sarebbe farlo comprendendo e non inventando. perché travisando si fa del male alla propria anima. ciao

nellabrezza ha detto...

quando si analizza la realtà, la semplice realtà, non si può mai travisare. i fatti parlano. i fatti hanno parlato e parlano una lingua chiarissima. nonostante le mille parole con cui la si vuole rivestire.
non c'è da inventare nulla. anche se sarebbe bello potersi inventare una favola.

piuttosto le invenzioni altrui, di cui precede un chiaro esempio, sono pericolose, se non le si chiarisce bene ! se invece si vuole restare nell'ambiguità non se ne esce. buona giornata.

antonypoe ha detto...

mai stato ambiguo in vita mia. la sincerità e chiarezza sono per me fondamentali. naturalmente le interpretazioni sono lecite. ma, ribadisco, pericolose

nellabrezza ha detto...

solo ieri hai chiarito un dubbio che era lecito e legittimo e mai voluto chiarire prima. nessuna interpretazione se non le parole scritte nero su bianco. ripeto: legittima e lecita come da te ammesso solo in seguito, solo quando hai capito. si tratta di capire prima.

nessun pericolo di errata interpretazione quando si vuole fare chiarezza, ed essere chiari. e non reticenti o peggio doloranti fino al punto di urlare di disperazione. ma disperazione di che poi??
comunque io non credo al pianto.
ho un vitalismo che si può anche definire esagerato...
una bella passeggiata nel sole e passa tutto !

nellabrezza ha detto...

solo ieri... dopo più di dieci giorni di "scherzi" e ambiguità, e un mucchio di storie, e rigiri di frittata, e urla di disperazione certo, per non essere credibili, sinceri, onesti, franchi, limpidi !

nellabrezza ha detto...

Ma Sara dimmi!!! Non mi hai ancora detto chi, tra questi splendidi amici che onorano il mio blog, chi è quello che non scrive direttamente ma tramite anche il suo gemello. Fammi sapere, mi interessa molto saper chi è !!!

UnUomo.InCammino ha detto...

Siamo europei e quindi (troppo) romantici e passionali per l'alfa privativo (come ricordava Terzani in Un altro giro di giostra).

Sara ha detto...
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