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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


mercoledì 5 settembre 2012

cum-passio

da libro (ri-letto) L'insostenibile leggerezza dell'essere, di Milan Kundera, già famoso:
"tutte le lingue che derivano dal latino formano la parola com-passione con la radice che significa "sofferenza"; in altre lingue, tipo il ceco il polacco lo svedese questa parola viene tradotta con un sostantivo composto da un prefisso con lo stesso
significato seguito dalla parola "sentimento"...
nelle lingue derivate dal latino significa: non possiamo guardare con indifferenza le sofferenze altrui; oppure: partecipiamo al dolore di chi soffre. Un'altra parola dalsignificato quasi identico, pietà, suggerisce persino una sorta di indulgenza verso colui che soffre.
...avere pietà di una donna significa che siamo superiori a quella donna, che ci chiniamo, ci abbassiamo al suo livello.
E' per questo che la parola compassione generalmente ispira diffidenza: designa un sentimento ritenuto mediocre...(...)
Nelle altre lingue(...) la parola viene usata con un significato quasi identico ma non si può dire che indichi un sentimento cattivo o mediocre.
La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce diversa:avere compassione (cosentimento) significa vivere insieme a qualcuno la sua disgrazia.,ma anche provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore."

2 commenti:

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

Sacrosanto! Sono molte le parole a cui si siamo abituati ad assegnare significati distort, se non addirittura opposti all'originale.
Basti pensare a pedofilia, che letteralmente significa amore per i bambini...
Kundera è uno dei grandi narratori di fine Novecento: "L'insostenibile leggerezza dell'essere" è un bellissimo romanzo/saggi, ma anche "La vita è altrove" e "Il valzer degli addii" sono opere notevoli.
Bacioni, tuo
Cosimo

nellabrezza ha detto...

Ho letto Il valzer degli addii. In un'epoca della mia vita molto diversa da questa, in cui mi sembrò un libro molto triste, dopotutto...

Penso che nell'interpretazione distorta di compassione ci sia un'influenza religiosa. Almeno per me è andata così. E' dalla religione (impartitami mio malgrado, da piccola) che mi vengono certi "errori" di valutazione, molti atteggiamenti poco liberi...E ai nostri giorni i mass media ci abituano ad interpretazioni molto spesso errate o approssimative.