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"Non possedere
qualcosa che si desidera

è parte essenziale della felicità"


martedì 24 luglio 2012

Il primo uomo


Stilisticamente perfetto, giustamente la critica lo trova "asciutto ed elegante".
Ci catapulta improvvisamente all'Algeria degli anni '50, poi ancora più indietro, al 1927, lungo l'infanzia del protagonista, scrittore, che è tornato dopo esser tornato in Francia, che però non è più la "madre-patria". I colonialisti sviluppano a volte un amore sviscerato per la colonia...ne avevo letto anche nel libro di Marie Cardinal pescato per caso in biblioteca lo scorso inverno. Quello della Cardinal anche era un ritorno, da un punto di vista femminile, in questo film invece il punto di vista è maschile.. 
Grandi bei primi piani, quelli che amo di più nel cinema, pieni di significati, ritmi lenti, pause giuste, recitazione degli attori molto piena, perfetta, il bambino bravissimo, e bellissimo ciò che ci restituisce D'amelio dell'infanzia, che sa rendere in modo perfetto.
E' uscito ad aprile ma non l'avevo visto mai prima in circolazione.
Perfetto per una sera estiva piena di pioggia (con arena saltata.

1 commento:

leggerevolare ha detto...

le colonie creano una seconda patria che diventa nel sangue e nell'animo la prima